Saturday, 23 Jun 2018

Resto qui

libro Resto qui di Marco Balzano

Il libro Resto qui di Marco Balzano non è certo meno dance per te, tutti possono scrivere, ma ci vuole un bel po ‘di cose quando si entra nell’aspetto editoriale. Come scrivere e pubblicare un libro? Questa è una domanda facile e semplice a cui rispondere perché implica questioni complesse da considerare. Devi scrivere quindi iniziare a preparare il manoscritto per essere pronto a pubblicarlo. Ma questo libro Resto qui ha un messaggio molto significativo per te e penso che non deluderà.

 libro Resto qui di Marco Balzano

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

Una copertina capace di raccontare con efficacia e commozione l’intero romanzo, “Resto qui”, che Marco Balzano dedica ad una comunità altoatesina, molto vicina al confine con la Svizzera, che si è vista dopo difficilissime vicende espropriare il proprio paese, Curon, sommerso da una diga, inutile e dannosa. È la foto di un campanile, che emerge in parte dall’acqua stagnante che lo circonda, una metafora comunicativa di rara efficacia.

In Sudtirolo, nel 1923, la protagonista ed io narrante di questa storia ricca di grande umanità, Trina, sta preparando l’esame di maturità. Malgrado la comunità parli la propria lingua materna, il tedesco, Trina studia in italiano: vuole divenire maestra, insegnare quella lingua musicale ai bambini, data la fascistizzazione che il regime mussoliniano stava operando con violenza in quelle terre; prima,

“In quelle valli di confine, la vita era scandita dai ritmi delle stagioni. Sembrava che quassù la storia non arrivasse. Era un’eco che si perdeva. La lingua era il tedesco, la religione quella cristiana, il lavoro quello nei campi e nelle stalle”.

Ora, Mussolini ha cambiato tutto, nomi alle strade, lingua, e se si spera di lavorare come maestre bisogna conoscere bene l’italiano. La storia che Marco Balzano ha costruito con documenti, testimonianze, esperti di storia locale, ricerche d’archivio è ricca di documentazione ma soprattutto molto coinvolgente. Trina, conosce un uomo, Erich Hauser, lo sposa, hanno due figli, Michael e Marica. La bambina, quando ha poco più di dici anni, scompare dalla loro vita, portata via, forse in Germania, dalla sorella di Erich. Lascia una sola lettera, con cui spiega di essere fuggita di propria volontà, pur di non restare in quel buco sulla montagna. Il resto dell’esistenza di Trina ed Erich, sarà dedicato a sopravvivere all’ascesa del nazismo, così vicino e così sopravvalutato dagli abitanti del paese, alla guerra, dalla quale Erich torna ferito nel corpo ma soprattutto nello spirito: non tornerà a combattere, diventa disertore, fugge in montagna con Trina, si riparano a stento dalla fame e dal gelo con altri fuggiaschi per lunghi mesi, fino alla fine della guerra. Quando credono di aver trovato pace, ecco la Montecatini riprendere il vecchio progetto di costruire una enorme diga che non potrà che sommergere l’intero paese. Erich e Trina combattono in prima persona una battaglia impari: cercheranno addirittura l’aiuto di Alcide De Gasperi e di Pio XII, faranno manifestazioni dimostrative, pur di salvare la loro comunità, le case, i terreni, la chiesa, le tradizioni, i morti. Tutto sarà inutile, tutto verrà cancellato da un potere cieco, irrazionale, violento, incapace di valutare i pro e i contro di un’operazione malvagia da ogni punto di vista. La voglia di restare, di non soccombere, di non dimenticare, di rimanere legati ad un pezzo di vita si infrange contro le ragioni della logica economica, anche se, come in molti casi, del tutto miope e in questo caso devastante.

“La vicenda della distruzione del paese è riassunta sotto una pensilina di legno, nel parcheggio degli autobus delle agenzie di viaggio. Ci sono le fotografie della vecchia Curon, dei masi, dei contadini con le bestie, di padre Alfred che guida l’ultima processione… C’è anche un piccolo museo che apre di tanto in tanto per i pochi turisti curiosi. Di quello che eravamo non rimane altro”.

Dettagli prodotto
Copertina flessibile: 180 pagine
Editore: Einaudi (20 febbraio 2018)
Collana: Supercoralli
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8806237411
ISBN-13: 978-8806237417
Peso di spedizione: 358 g

Colpisce in questo bel romanzo che Marco Balzano affidi alla voce di una donna, Trina, la capacità delle parole di farsi materia di dolore e di rimpianto, di perdita e di speranza, di abbandono e di morte. La lingua italiana, il dialetto tedesco, la incapacità di comprendersi, le parole scritte su lettere che pesano come pietre, lettere dal fronte, lettere censurate ed edulcorate da Trina che le legge alle donne analfabete, le lapidi scolpite con i nomi dei morti, sono la trama che attraversa tutta la narrazione.

La vocazione all’insegnamento, che Trina malgrado tutto continua a perseguire e a praticare come unica professione capace di dare un senso alla sua esistenza, è la voce di speranza che lo scrittore sembra suggerire, in tempi di rinnovate istanze nazionaliste e di ricerca di antiche identità tradite. Storie dolorose che si sono svolte sul nostro confine orientale, mai del tutto raccontate, spesso controverse nell’interpretazione, in “Resto qui” di Marco Balzano aprono uno scorcio originale, interessante, ricco di implicazioni politiche ed economiche, storiche e sociologiche, ma nutrite di carne e sangue, di rapporti familiari dolorosi, di distacchi e di riconciliazioni, della vita nella sua complessità. La letteratura può essere l’unico strumento di vera e profonda comunicazione e di comprensione della diversità.

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